Descrizione
«Dalla penna di Vito Piazza prende vita una galleria di personaggi dalla straordinaria umanità, storie non verosimili ma vere, che dai ricordi personali del preside dellultima scuola speciale italiana traggono una grande forza e intensità narrativa.» Dario Ianes
Alle sette del mattino i ragazzi scendono in strada accompagnati dai genitori. Limpaccio e la goffaggine motoria ne denunciano lidentità: si tratta di ragazzi con gravi disabilità psicofisiche, di quelli che una volta venivano definiti «matti» e chiusi in manicomio. O in casa, nel privato della cerchia familiare. È unalba livida, fatta di piombo e di nebbia che si scioglie malata sugli alberi e sulle macchine, lumido cala sui berretti e sulle orecchie che sembrano non essere fatte per ascoltare. Questi ragazzi, di cui quasi nessuno si accorge mentre sale il traffico convulso della metropoli, non sono mai soli in questi luoghi deputati dove ogni mattino, dal lunedì al venerdì, si consuma il rito dellattesa. Sono disabili, non diventeranno mai grandi e avranno sempre bisogno di un adulto. Per tutta la vita saranno, in qualche modo, a balia, sotto tutela. Sono dei Peter Pan che non hanno scelto di rimanere piccoli, ma che non possono farne a meno.
Uno dopo laltro gli autobus arrivano a scuola; scendono, lentamente e a fatica, i ragazzi, aiutati dalle accompagnatrici. In fila indiana si dirigono, guidati dalle insegnanti, qualcuno sorretto fisicamente, verso il portone dingresso, cintato da una cancellata antica.
In alto, sul frontone delledificio, uno scolorito stemma della Repubblica reca la scritta di latta smaltata e un po scrostata dal tempo: «Scuola Speciale Treves-De Sanctis».





